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[Storie] I N C O N T R I
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Magazine: tra cultura e informazione

ste Rispondi citando



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Luogo di residenza: Portus Naonis

MessaggioInviato: Gio Lug 10, 2008 9:02    Oggetto: [Storie] I N C O N T R I
 
1] IL TRENO

aveva piovuto tutta la notte, e ancora il cielo era carico di nuvole nere e minacciose.
c'era vento forte e onde alte si frangevano rumorosamente a riva.
i bambini osservavano il mare un po' dispiaciuti di non poter giocare in acqua e un po' incantati dalla sua rabbia.
non si conoscevano ancora, era il terzo giorno di vacanza e il brutto tempo li aveva tenuti lontano dalla spiaggia.
lentamente si avvicinavano gli uni agli altri, senza darlo troppo a vedere.
"è un mare impetuoso e torbido" dice con tono altezzoso il più piccolo del gruppo.
"ma come parla questo?..." pensa il bambino che gli sta accanto. "cosa vorrà dire impetuoso e torbido?..."
e per non sentirsi da meno lancia una proposta: " e se costruissimo un castello?...un grande castello...il più grande che si sia mai visto su una spiaggia..."
gli sguardi dei bambini si illuminano, e in un attimo la battigia si anima come un cantiere.
a parte il più piccolo, che con il suo tono saputello parla di progetti e planimetrie, pronunciando parole incomprensibili che forse s'è inventato, tutti gli altri si danno un gran daffare a scavare e trasportare sabbia, a comprimere e livellare.
non vanno neppure a casa a pranzare, non sentono la fame, il freddo né la stanchezza.
per la prima volta sentono di vivere qualcosa di grande, non il solito gioco sull'acqua, che non lascia tracce.
il bambino saputello, che usa la paletta come un direttore d'orchestra ed ha ancora le mani pulite, parla della torre di Babele, della maledizione che ne è seguita, delle mille lingue che hanno separato e allontanato gli uomini sulla terra, ma nessuno lo ascolta, indaffarato com'è a dare il suo contributo.
a metà pomeriggio sulla spiaggia sorge un castello che sembra vero, con le mura, le torri e il ponte levatoio, e a guardarlo bene si possono osservare i più piccoli dettagli, dai mattoni alle assi di legno delle porte.
un castello così non si era mai visto in spiaggia, e i bambini che lo attorniano ne sono increduli e fieri.
a poco a poco la gente che passa si ferma ad ammirarlo formando un capannello, e chi arriva deve spingere per poterlo vedere.
non si contano le lodi e le grida di ammirazione, e un bambino dice di aver contato 145 fotografie.
come tutti i giorni, anche quello, il più grande, volge al termine, ma nessuno vorrebbe rincasare e abbandonare il castello.
parlano di turni di guardia, ma poco alla volta se ne vanno tutti, chi preso a sculaccioni dai genitori arrabbiati per il ritardo, chi di sua iniziativa per evitarli.
gli ultimi due, indifferenti alla punizione che li attende, rimangono ad ammirare in silenzio la loro opera fino al crepuscolo, con la spiacevole sensazione che l'indomani la magia sarebbe finita, che il nuovo giorno sarebbe stato come tanti, anche bello e spensierato, ma senza quella unicità che sentivano irripetibile.
e infatti la mattina dopo il castello era solo un enorme cumulo di sabbia, con tante impronte di piedi sopra.

i bambini hanno giocato per il resto dell'estate, e anche quelle successive, e poi sono cresciuti, ed hanno cambiato i loro giochi, e del castello non hanno serbato nemmeno il ricordo, perché poi sono venute le ragazze la musica e i motorini, e le scelte di vita e il lavoro, in un succedersi continuo di problemi, eventi, e giorni che passano, che corrono, velocemente, sempre più velocemente.

Qualche giorno fa ho preso il treno alla stazione di venezia, e un uomo che mi sedeva di fronte ha abbassato il giornale che stava leggendo, ed ha iniziato a fissarmi. Aveva il viso affilato e i capelli grigi, gli occhi impertinenti.
io ho sollevato il libro che avevo sulle ginocchia e mi sono nascosto nella lettura.
"stefano?....tu sei stefano?....." ho sentito da dietro le pagine.
la sua voce non mi era familiare, nè i suoi lineamenti.
"sì..." ho risposto osservandolo attentamente.
Lui ha sorriso. "Non ti ricordi di me, vero?...."
"...Università?..." ho provato a indovinare.
Lui ha scosso la testa e poi ha iniziato a raccontarmi di quel giorno grande che, bambini, avevamo vissuto assieme sulla spiaggia di Lignano, in una giornata fredda e ventosa, di come io e lui ci fossimo attardati a difendere il castello fino all'imbrunire, e rivelandomi che poi lui si era ammalato seriamente, al punto che le sue vacanze erano finite quella stessa sera, con conseguenze anche negli anni a venire.
Il suo racconto è terminato bruscamente quando il treno si è fermato ad una stazione, la sua stazione, ed è dovuto scendere in tutta fretta, accennando appena un saluto, e senza neppure dirmi il suo nome.
Sono rimasto incredulo e inebetito, stupito che mi abbia riconosciuto dopo così tanti anni - e sono davvero tanti - nonostante abbia trascorso un solo giorno della sua vita con me, e dei suoi ricordi così precisi e dettagliati, che lentamente emergevano dai recessi più remoti della mia memoria.
Ora ricordo tutto anch'io, come fosse accaduto ieri.
Il bambino che sono stato è riemerso dall'oblio con le mani ancora sporche di sabbia e il cuore colmo di gioia.
E' qui, accanto a me, che mi guarda curioso e un po' sorpreso.
Sorride.
Incredulo.
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L'ultima modifica di ste il Dom Ago 10, 2008 21:02, modificato 1 volta
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ste Rispondi citando



Registrato: 07/04/05 16:05
Messaggi: 6221
Luogo di residenza: Portus Naonis

MessaggioInviato: Gio Lug 10, 2008 10:09    Oggetto:
 

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jj6 Rispondi citando



Registrato: 19/03/07 14:09
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Luogo di residenza: New Delhi - India

MessaggioInviato: Gio Lug 10, 2008 11:48    Oggetto: Re: [Storie] I N C O N T R I
 
ste ha scritto:
1] IL TRENO

......
lentamente si avvicinavano gli uni agli altri, senza darlo troppo a vedere.
"è un mare impetuoso e torbido" dice con tono sussiegoso il più piccolo del gruppo.
"ma come parla questo?..." pensa il bambino che gli sta accanto. "cosa vorrà dire impetuoso e torbido?..."


beh... anche "sussiegoso" nn é male..........

ste ha scritto:

i bambini hanno giocato per il resto dell'estate, e anche quelle successive, e poi sono cresciuti, ed hanno cambiato i loro giochi, e del castello non hanno serbato nemmeno il ricordo, perché poi sono venute le ragazze la musica e i motorini, e le scelte di vita e il lavoro, in un succedersi continuo di problemi, eventi, e giorni che passano, che corrono, velocemente, sempre più velocemente.
......
Il bambino che sono stato è riemerso dall'oblio con le mani ancora sporche di sabbia e il cuore colmo di gioia.
E' qui, accanto a me, che mi guarda curioso e un po' sorpreso.
Sorride.
Incredulo.


morale?
meglio rimanere bambini?
Sarebbe meglio, esperienze da uomini e bambini nel cuore???

très difficile, mais peut-être encore possible
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E allora... MOLLALI !!!!!! CARLO
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casmau Rispondi citando



Registrato: 04/10/06 18:00
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MessaggioInviato: Gio Lug 10, 2008 22:40    Oggetto:
 
la grandezza di questo forum, la cosa che lo rende speciale nel panorama internettiano, è la capacità dei suoi frequentatori di saper raccontare non solo le loro montagne, ma anche la loro vita, i sogni e le emozioni, e poi anche le cazzate o le cazzarate, insomma molto poco specialisti, ma molto speciali si.

Grazie Ste, grazie a tutti
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http://scianarchik.blogspot.com/

http://vimeo.com/87710861

Di colpo tutta la mia facoltà di pensare si spegne.
Che sensazione piacevole! Ho forse dormito?
No sto facendo una gita con gli sci
H. Buhl
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Leo Rispondi citando



Registrato: 27/01/07 17:31
Messaggi: 5110
Luogo di residenza: Zoldo

MessaggioInviato: Gio Lug 10, 2008 22:53    Oggetto:
 
Bella storia Ste...scommetto che tra qualche anno tu riconosceresti ancora lo scassaballe dalla paletta... Very Happy Very Happy
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ASTERIX Rispondi citando



Registrato: 26/03/07 17:46
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MessaggioInviato: Ven Lug 11, 2008 22:37    Oggetto:
 
Che meraviglia
grazie ciao Stefano
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CHE NON MANCHINO MAI FIGHE E VITTORIE
DANIELE
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ste Rispondi citando



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Luogo di residenza: Portus Naonis

MessaggioInviato: Ven Lug 11, 2008 23:28    Oggetto: Re: [Storie] I N C O N T R I
 
jj6 ha scritto:
morale?


nessuna.
non sono racconti morali, sono solo delle piccole storie che mi sono capitate.

grazie Mau, Leo e sterix per le belle parole, che non credo di meritare.

purtroppo per voi ecco il secondo incontro Arrow
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ste Rispondi citando



Registrato: 07/04/05 16:05
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Luogo di residenza: Portus Naonis

MessaggioInviato: Ven Lug 11, 2008 23:35    Oggetto:
 
2] La mutanda

Non ho mai capito perché si dica mutande e non mutanda, quando ci si riferisce ad un singolo capo. Si dice un paio di mutande anche se la mutanda è una sola.
Il dizionario spiega che deriva dal latino mutande, participio futuro passivo, ma perché un paio? Se dico un paio di scarpe è perché sono due, ma le mutande no, sono singole. Come pure i pantaloni – un paio di pantaloni. Tutta colpa del latino insomma. I plurali rimangono plurali, anche se si tratta di oggetti al singolare.
Perché queste inutili disquisizioni, quando le parole andrebbero soppesate e gli interrogativi posti per problemi ben più seri? Perché perdere del tempo – prezioso – per chiacchiere prive d’importanza e di spessore? Con tutte le cose belle e interessanti a nostra disposizione, che non basterebbero mille anni ad affrontarle tutte, forse di più…
Non ve lo so dire, forse non ho la capacità di parlare di argomenti più seri, forse quando i problemi sono troppo grandi mi perdo nelle loro complessità e diramazioni e poi non mi trovo più, forse c’è del vero anche nelle piccole cose, negli episodi di poco conto, forse.
Quel poco che so è che se fossi in voi non perderei il mio tempo a leggere questo incontro.
Perché l’oggetto è proprio una mutanda. Una mutandina, ad essere precisi.
Le avessi incontrate in un negozio di intimo, o a casa di una donna, o sotto una gonna, non sarei qui a parlarne, né avrei la disinvoltura di farlo nell’ultimo caso.
Ma l’incontro è avvenuto dove mai avrei immaginato potesse accadere, sia perché il posto non è tra i più propizi, sia perché nello specifico è davvero poco frequentato, quasi sconosciuto, e in pochi sono disposti a superare boschi in cui non è facile orientarsi, pendii impervi, mughi fitti fitti, roccette marce e instabili, per arrivarci. Non ha neppure un nome, nelle carte topografiche. E’ una cimetta senza nome e importanza, nascosta da montagne ben più alte e belle, che le sbarrano tutte le valli d’accesso. Nel libro di vetta – una scatola di sardine con dei fogliettini ingialliti – si leggono una decina di messaggi dal 1918 a oggi. Nessuna donna, a quanto è scritto. C’è l’alpino, mandato a perlustrare la zona, che teme di non ritrovare la via del ritorno e saluta la mamma e la morosa. C’è il cacciatore, che sacramenta per aver inseguito per tutto il giorno un camoscio ferito, le cui tracce terminano inspiegabilmente sulla vetta. C’è il poeta, che lascia dei versi. E il musicista delle note.
Io vorrei lasciare un disegno, o una domanda, ma non ho neppure un foglietto minuscolo nello zaino. Né una matita o una penna.
Allora prendo la scatoletta di sardine e la lancio nel vuoto, con tutti i fogli che si spargono nell’aria come coriandoli. Una cima senza nome non può avere delle parole, sarebbe una contraddizione di termini. E così ritorna una cima senza nome e senza nomi.
C’è però quella mutanda, che con i suoi cuoricini colorati le dà un tocco di frivolezza che non le si addice. E pone interrogativi che nulla hanno a che fare con la simbologia di vetta.
A chi apparteneva? Come ha potuto dimenticarla? O è stata lasciata apposta?
Un messaggio?
Mi viene in mente la notizia letta sul giornale qualche giorno fa, dal titolo: donna salvata dal reggiseno: pare che, ferita in montagna e impossibilitata a muoversi, dopo aver tentato inutilmente di chiamare aiuto fino a perdere la voce, abbia appeso il reggiseno al cavo di una teleferica, e che dei boscaioli, vedendolo, siano accorsi e l’abbiano salvata.
Mi guardo attorno e cerco i segni di un passaggio, di una presenza recente.
Spero di non trovare niente, perché non sono in vena di salvataggi, ho bisogno di ritrovarmi, prima, di fare contatto con me stesso. E’ questo il motivo per cui mi sono arrampicato fin quassù, in questo luogo solitario e selvaggio.
C’è sempre una ragione per cui ci spingiamo a cercare i nostri limiti, a varcarli talvolta, in una ricerca non del tutto consapevole, o addirittura casuale.
E’ proprio quando non cerchiamo qualcosa che è più facile trovarla.
Le risposte spesso si trovano dove non ci aspettiamo di trovarle. Difficilmente sono dove noi le cerchiamo. La vita è un continuo rimando a qualcosa d’altro, a un altrove.
Questo pensiero mi ferma, smetto di cercare tracce o segni e aspetto che siano loro a trovare me. Prima però, sapendo quanto tutto sia aleatorio e fugace, prendo la macchina fotografica e trattengo un’immagine, perché poi confondo sempre sogni e ricordi, pensieri e fatti.

Non che sia importante distinguerli, ma neppure si può perdere sempre tutto, anche se presto, troppo presto, tutto finisce. E poi ricomincia. Uguale o diverso. Uguale e diverso.
Mi siedo e lascio correre il mio sguardo sulle montagne che mi circondano, entro e oltre l’orizzonte, sforzandomi di non pensare, fino a non distinguere più niente, sentendo solo, con tutti i sensi ricettivi.
E dopo un tempo che non saprei quantificare riesco a sentire solo il calore del sole e il soffio del vento sulla pelle, prima leggero e poi via via più forte, e distinguo appena un piccolo aquilone punteggiato di cuoricini lilla sollevarsi davanti a me e volteggiare nell’aria, fino a confondersi con il cielo azzurro e le nuvole rosa, in un mondo pieno di sorprese.
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jj6 Rispondi citando



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MessaggioInviato: Sab Lug 12, 2008 6:33    Oggetto:
 
ma....
sul serio hai buttato via la "scatola di sardine" e hai lasciato li la "mutanda"??????.......

e poi da quel poco che ricordo, "mutanda",
deriva, come wikipedia dice, dal latino mutandus, gerundio del verbo mutare, che significa "cosa da cambiare" (riferito al fatto che è generalmente consigliato cambiare le proprie mutande almeno una volta al giorno). "mutande" in latino, nn esiste.... (participio futuro passivo??? de che?..)

ciao Ste, a volte godo a romperti i coglioni....
mmmhhh, o sono caduto in una tua trappola????..... troppe cose che hai scritto nn mi convincono.... il caldo ti fa male..
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ste Rispondi citando



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Luogo di residenza: Portus Naonis

MessaggioInviato: Sab Lug 12, 2008 8:57    Oggetto:
 
nessuna trappola JJ (che ti catturo a fare?... Very Happy )

la mutanda se l'è portata via il vento, chissà dove sarà ora?...

fa caldo, è vero, e troppe cose che ho scritto non convincono neppure me... Confused

certe cose sono incomprensibili, o sembrano tali...

è il gioco della vita, i suoi misteri, i miraggi, gli incanti...


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CesareCT Rispondi citando



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MessaggioInviato: Gio Lug 17, 2008 20:09    Oggetto:
 
Che belle queste storie!!

La morale secondo me c'è:

mai lasciare i castelli incustoditi dopo averli creati, distruggili te se non vuoi che lo facciano gli altri.

se trovi una mutanda non farti alcuna domanda: l'unica cosa certa al momento è che qualcuno è rimasto col culo al vento.

.....
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Sulla neve farinosa si fluttua,
sulla neve trasformata si gioca a biliardo,
sulla crosta......si prende atto!
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ste Rispondi citando



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MessaggioInviato: Mar Lug 22, 2008 14:30    Oggetto:
 
Ogni incontro è un dono, un’apertura.
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ste Rispondi citando



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Luogo di residenza: Portus Naonis

MessaggioInviato: Mar Lug 22, 2008 15:41    Oggetto:
 
Il primo incontro riguardava una persona
il secondo un'oggetto
il terzo uno stato d'animo

come sempre, data la pochezza, ne sconsiglio la lettura

3] L'erba della felicità

Giù, nell’ampio prato circondato dalle crode, gli escursionisti se ne stavano sdraiati al sole, beati.
Per loro quell’anfiteatro di rocce rappresentava la meta della giornata, e ne godevano il raggiungimento. Per me, invece, tre ore prima, era stato solo una tappa: non mi ero steso al sole, non mi ero rilassato al pensiero che mi aspettava solo la discesa, ma ero subito ripartito per la cima.
Di solito arrivare in vetta mi dà una gioia immensa – tanto più forte quanto maggiori sono le difficoltà e la fatica – nemmeno paragonabile a quella dello stare disteso al sole nei verdi prati della valle. Per superare passaggi impegnativi ed esposti devo vincere la mia paura del vuoto, a volte una paura matta che mi fa tremare le gambe e mi scuote il cuore, una paura che però io vado a cercare, perché non riesco mai ad accontentarmi dello splendore dei prati e dei boschi e dei ruscelli sotto le crode, no, le voglio salire, calcare le vette.
Quel giorno però, seduto sulla cima, non lasciavo correre lo sguardo sull’orizzonte infinito, non guardavo giù colmo di gioia, ma osservavo le persone stese placidamente al sole chiedendomi perché non ero lì con loro, invidiandole come mai avevo invidiato qualcuno o qualcosa, con la testa piena di pensieri.
A preoccuparmi era quel facile passaggio di 2° grado sulla cresta che porta in vetta, e il panico che mi aveva assalito quando lo scalino di roccia su cui avevo poggiato un piede era franato con un rumore assordante e odore di zolfo, lasciandomi appeso con le soli mani, perché con lo strappo anche l’altro piede era scivolato.
Con la forza della disperazione mi ero issato sulla cresta, da lì in poi facile, ma ora c’era il problema della discesa, di quel appoggio necessario per scendere, che non c’era più.
Il passaggio era diventato troppo impegnativo per me, troppo esposto.
Tutto quel vuoto là sotto, quel abisso nero che sembrava una tomba, mi paralizzava.
E così, nell’attesa, mentre cercavo di ritrovare la calma e il coraggio per affrontare la discesa, guardavo le persone distese là sotto, al sole, senza preoccupazioni immediate, e mi chiedevo perché non ero come loro, e con loro.
Avrei dato tutto quello che avevo per essere su quel prato, che mai mi era apparso così bello e desiderabile.
Eppure ci ero passato solo tre ore prima, perché non mi ero fermato?
Perché mi ero avventurato su quelle crode che sapevo pericolose e faticose?
Perché non si è mai contenti di quello che si ha?
Si è sui prati, tranquilli e sicuri, e si desiderano le difficoltà dell’arrampicata.
Si è in parete, con l’adrenalina che azzanna ogni cellula, e si vorrebbe essere sdraiati in riva al mare, pigri e felici.
Perché, mi chiedevo, non avevo accettato l’invito di Marta di andare con lei in spiaggia?
Pensa che bello se fossi là, ora.
Invece sono seduto su un mucchio di sassi aguzzi a maledire la mia decisione di salire questa cima, con la sgradevole sensazione che questi potrebbero essere gli ultimi istanti della mia vita. Che idiozia metterla i gioco per questo ammasso di pietre.
E Marta mi è pure simpatica, sto bene con lei…
Che scemo che sono: star bene con una donna non mi basta, ho la malattia della montagna io, un bisogno di avventure, di superare i miei limiti…
Ma il mio limite è il non sapermi accontentare e apprezzare quello che ho, dannazione.

...............

Quando due ore dopo ho sceso a grandi balzi il ghiaione sotto la fascia rocciosa, e raggiunto finalmente il prato, mi sono rotolato nell’erba come tra le braccia di un’amante.
Era veramente meravigliosa, come avevo immaginato.
Anzi, di più.
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jj6 Rispondi citando



Registrato: 19/03/07 14:09
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Luogo di residenza: New Delhi - India

MessaggioInviato: Mar Lug 22, 2008 18:14    Oggetto:
 
Morale?

.... ecco perché tante volte é più pericoloso un 2°grado che un 5°.......
specie da soli.....

ormai nn c'é topic che nn ti rompa le balle......

so che Gianko avrebbe qualcosa da dirti sulla Marta......
quand'é caro mona che sei venuto al mare a Lignano???.................
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Valentino_52 Rispondi citando



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Luogo di residenza: TRENTO

MessaggioInviato: Mar Lug 22, 2008 23:41    Oggetto: Re: [Storie] I N C O N T R I
 
ste ha scritto:
1] IL TRENO
.................................
gli sguardi dei bambini si illuminano, e in un attimo la battigia si anima come un cantiere.
a parte il più piccolo, che con il suo tono saputello parla di progetti e planimetrie, pronunciando parole incomprensibili che forse s'è inventato, .................................


Chissà se è diventato Geometra o Ingegnere Laughing Laughing Laughing

Belli i tuoi racconti Ste!
Provaci ancora. Ciao
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